settembre 10, 2014

Cambia il modo di fare SEO su YouTube: 12 cose che devi sapere

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Oltre il tempo di visione, nuove dichiarazioni ufficiali da YouTube sui Fattori di Ranking utili a chi fa SEO con i video sulla piattaforma di Google. 

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Sui fattori di posizionamento su YouTube non ci sono molte voci ufficiali. Se escludiamo qualche articolo del Creator blog sull’importanza del Tempo di visualizzazione nel ranking su YouTube, non avevamo praticamente nessuna altra fonte. Potevamo sfogliare il Playbook e fare qualche deduzione leggendo tra le righe, oppure attenerci all’infografica pubblicata da TagSeoBlog nel 2013 frutto delle considerazioni di Martin Missfeldt che ormai, per certi versi, comincia ad essere vecchiotta.

Grazie a nuove dichiarazioni ufficiali di YouTube, adesso possiamo parlare dei fattori di ranking su questa piattaforma in maniera più precisa e documentata. In una sezione della guida ufficiale (Creator Discovery Handbook), YouTube ha voluto condividere e spiegare alcuni dei fattori più importanti per il posizionamento dei video, cercando di far luce anche su quelli che sono gli errori più comuni e le false dicerie.

*Tutte le citazioni contenute nell’articolo provengono dal Creator Discovery Handbook, anche dove non specificato.
 

Ecco le 12 cose che devi sapere per riuscire a fare SEO su YouTube in maniera più efficace:

  1. I metadati sono importanti ma solo se c’è un buon Tempo di visione.
  2. I video nuovi vengono mostrati più in cima nei risultati di ricerca.
  3. Fare video più brevi non aiuterà ad avere migliori performance.
  4. Non basta il Tempo di visione, conta anche la durata della Sessione di visualizzazione.
  5. I sottotitoli… vengono indicizzati.
  6. Nella SERP di YouTube non c’è posto per i duplicati.
  7. Cambiando l’ordine dei TAG il risultato non cambia.
  8. Commenti, mi piace e condivisioni non sono (totalmente) affidabili ai fini SEO.
  9. Inserendo link nella descrizione di YouTube non stai facendo Link Building.
  10. Anche i fattori esterni determinano la popolarità dei video in Home Page.
  11. I contenuti presentati nello Stream vengono selezionati in base al nostro comportamento.
  12. I canali consigliati non vengono selezionati solo in base a criteri di popolarità ma anche in base ai dati demografici.

1. I metadati sono importanti ma solo se c’è un buon Tempo di visione.

Chi non è nuovo di questo argomento sa già che tra i proncipali fattori di ranking su YouTube c’è la percentuale di completamento della visualizzazione, cioè la media (o percentuale) stimata dei minuti guardati per visualizzazione (in Analytics si trova alla voce “Fidelizzazione del pubblico”). Questo valore è determinante per il posizionamento dei video per cui ogni strategia di ottimizzazione dovrà necessariamente partire dalla fase di ripresa e di editing: realizzare un video di buona qualità, piacevole da guardare, coinvolgente dall’inizio alla fine, sapendo prendere decisioni consapevoli su cosa tagliare al fine di evitare l’abbandono dei video da parte degli spettatori.

I metadati sono importanti soprattutto nella prima fase di posizionamento del video perché aiutano YouTube a comprendere l’argomento “ma successivamente è il tempo di visualizzazione che determina il posizionamento nei risultati di ricerca”.

2. I video nuovi vengono mostrati più in cima nei risultati di ricerca.

Un altro fattore di posizionamento è proprio la Recency, la freschezza del contenuto: video più recenti possono rispondere in maniera più soddisfacente ad alcune query mentre i video più anziani potrebbero non essere più aggiornati. Perciò, grazie ai metadati (titolo, descrizione, tag, sottotitoli), appena dopo la pubblicazione un video si posiziona tra i primi risultati di ricerca anche per chiavi molto competitive. Quando questo accade il video viene segnalato con l’etichetta NUOVO e in base alle performance che riuscirà ad ottenere YouTube valuterà se continuare a riproporlo per quella query oppure toglierlo da quella SERP.

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Questo meccanismo fa sì che anche video di canali molto piccoli possano competere con video già ben posizionati oppure provenienti da canali con più iscritti e visualizzazioni. Diventa di vitale importanza scegliere un titolo adatto per questa prima fase, un titolo che farà comparire il video per query pertinenti e molto ricercate approfittando di questa possibilità. Successivamente potremo sempre cambiare il titolo e cercare di posizionarci per altre chiavi ma intanto avremo sfruttato questa iniziale visibilità.

3. Fare video più brevi non aiuterà ad avere migliori performance.

Si potrebbe pensare che un modo per aumentare il Tempo di visione e la Stima dei minuti guardati sia quello di fare video più brevi, che quindi verranno guardati con più probabilità dall’inizio alla fine. Attenzione però:

Questa strategia non contribuisce a migliorare il posizionamento dei canali nelle funzioni di scoperta di YouTube. Benché un livello elevato di fidelizzazione rappresenti un’indicazione affidabile del grado di coinvolgimento, stiamo ottimizzando le funzioni di scoperta dei video in base alla durata di una sessione di visualizzazione in YouTube. Il fatto che il tuo video sia più breve non significa che abbia maggiori probabilità di essere guardato.

Non date retta a chi pretende di dare lezioni sulla lunghezza ideale di un video. Non c’è una formula che valga per tutti: ci sono video di 10 minuti che hanno altissime percentuali di completamento e video inferiori ai 2 minuti che vengono abbandonati poco dopo l’avvio. Quel che conta è realizzare contenuti pensando a ciò che si aspetta il pubblico, avendo la cura di editare il video in maniera avvincente e di non ingannare il visitatore attraverso l’utilizzo di titoli e miniature non pertinenti che non faranno altro che aumentare il Bounce Rate del video.

4. Non basta il Tempo di visione, conta anche la durata della Sessione di visualizzazione.

In questi ultimi due anni ci siamo esercitati ad aumentare il Tempo di visione di un video attraverso varie tecniche, ma oggi YouTube ci dice in maniera ufficiale che un un video deve essere anche in grado di generare lunghe sessioni di visualizzazione, quindi di trattenere lo spettatore più tempo sulla piattaforma incentivando la visualizzazione di più video.

Ti consigliamo quindi di non concentrarti soltanto sui singoli video e sul relativo rendimento, ma di considerare l’intero percorso di un utente all’interno del sito.

Un video deve tirare l’altro per aumentare il tempo di permanenza dello spettatore, non solo sul singolo video, ma sulla piattaforma. Per ottenere questo risultato è ottimo inserire alla fine del video dei rimandi per invitare lo spettatore a guardare un altro video, oppure organizzare delle Playlist in modo da incentivare la visualizzazione di più video in sequenza. La nuova Home Page del canale ci permette di mettere in evidenza le Playlist più interessanti per il visitatore mentre le annotazioni ci permettono di creare collegamenti ad altri video direttamente all’interno del video.

Anche i grandi Brand hanno capito l’importanza di queste tecniche che prima erano utilizzate quasi esclusivamente dagli YouTubers. Ecco, ad esempio, come Nike utilizza una Cartolina finale per invitare lo spettatore a guardare un altro video.

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Potrebbero esserti utili:

Come facciamo a sapere se la durata della sessione di visualizzazione sta aumentando? Un modo è quello di confrontare, all’interno di YouTube Analytics, le Visualizzazioni e la Stima dei minuti guardati con i Cookie unici.

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Tuttavia questo è solamente un check parziale in quanto ci sono casi in cui un video porta a guardare altri video o playlist di altri canali, pensiamo ad esempio alle collaborazioni tra Youtubers. Anche in questi casi stiamo aumentando la durata della sessione di visualizzazione ma non sul nostro canale: per adesso non abbiamo ancora strumenti precisi per tracciare il percorso dello spettatore da un video all’altro. Possono venirci comunque in aiuto i rapporti sul CTR delle annotazioni che ci permettono di verificare se i nostri inviti a guardare altri video inseriti tramite le annotazioni sono efficaci o meno.

5. I sottotitoli… vengono indicizzati.

Il testo contenuto nel file dei sottotitoli viene letto ed indicizzato da YouTube. Sono esclusi quelli creati in automatico da YouTube, poiché non garantiscono la stessa affidabilità di quelli realizzati ad-hoc.

Questa è un’informazione molto importante che rappresenta una conferma a quello che molti SEO in passato avevano affermato, me compresa. Tuttavia da un anno o poco più si era creata una certa confusione perché non era più possibile trovare in SERP un video cercando un termine particolare contenuto nei sottotitoli. Mettiamo che io avessi inserito nei sottotitoli una parola strana come “barambata”: in passato digitandola nella ricerca mi sarebbe stato mostrato il mio video, anche se né il titolo né la descrizione e nemmeno i tag del video contenevano tale parola. C’era quindi una corrispondenza diretta tra SERP e testo nei sottotitoli.

Oggi avviene qualcosa di diverso: il contenuto dei sottotitoli viene letto ma contribuisce in una maniera meno diretta a tematizzare il video, riducendo così anche le possibilità di abuso da parte di spammer.

La presenza dei sottotitoli (Closed Captions) non è quindi un fattore di ranking per il solo motivo che rende accessibile il video ad un pubblico più ampio, ma anche perché i file vengono letti dal motore di ricerca. Finalmente lo sappiamo con certezza.

We index caption files that you upload to your YouTube videos, but we don’t index captions that are automatically created by YouTube because they don’t tend to be as reliable as captions you create yourself or have created professionally.  Fonte.

6. Nella SERP di YouTube non c’è posto per i duplicati.

Di fronte alla presenza di video duplicati (o quasi identici), YouTube mostrerà in SERP soltanto un risultato favorendo quello con il rendimento più alto. Si tratta di un filtro antiduplicazione di cui avevo già notato la presenza ma che queste nuove dichiarazioni ufficializzano chiarendo che il video da mostrare non viene selezionato in base all’Autorità del canale (come io avevo pensato) ma in base alle performance.

7. Cambiando l’ordine dei TAG il risultato non cambia.

L’ordine dei tag non è importante ai fini del posizionamento del video, quindi il valore di una determinata parola chiave sarà lo stesso sia se inserita come primo tag o come ultimo tag. Così ci dice YouTube ed effettivamente è qualcosa in linea con l’evoluzione del motore di ricerca che negli ultimi anni sta diventando sempre più sofisticato e preciso. Ma ci crediamo veramente? Meglio continuare ad ottimizzare i video dando comunque importanza all’ordinamento dei tag.

8. Commenti, mi piace e condivisioni non sono (totalmente) affidabili.

In passato abbiamo provato a utilizzare questi fattori per il posizionamento, ma dato che si possono manipolare troppo facilmente non garantiscono l’affidabilità necessaria allo scopo. L’effetto domino ad essi correlato, tuttavia, può migliorare la reperibilità nelle ricerche in altri modi. Ad esempio, se un utente con 1000 iscritti aggiunge “Mi piace” a un tuo video e questa attività compare nella pagina Che cosa guardare, i 1000 iscritti potrebbero decidere di guardare il video.

No comment. O meglio, non c’è veramente nulla da aggiungere. Nel momento in cui l’algoritmo prende seriamente in considerazione fattori che esprimono la reale qualità del video come il tempo di visione e la durata delle sessioni di visualizzazioni, questi fattori vengono necessariamente in secondo piano. Inoltre ci sono contenuti molto buoni che però trattano argomenti incapaci di innescare molte azioni sociali: se questi fossero stati fattori importanti, sarebbe bastato comprare mi piace falsi su un video di questo settore per aumentarne il posizionamento.

9. Inserendo link nella descrizione di YouTube non stai facendo Link Building.

A chiunque avesse già controllato l’attributo dei link presenti nella descrizione dei video questa potrebbe non sembrare una novità. Infatti la novità è che YouTube avverta il bisogno di specificarlo, quasi a ricordarci che i collegamenti nella descrizione dei video devono essere utili allo spettatore e non ai motori di ricerca.

I link ipertestuali nelle descrizioni dei video includono il tag HTML “rel=nofollow” per evitare di essere individuati dai sistemi spider. Puoi comunque collegare il tuo canale YouTube a un sito web ufficiale o al profilo di un social network: in questo modo il motore di ricerca comprenderà meglio la relazione tra i contenuti del canale e la pagina web.

10. Alcuni fattori esterni determinano la popolarità dei video in Home Page.

La visione di YouTube.com da non autenticati ci presenta una selezione di video popolari, ma quali sono i fattori che nello specifico determinano questa popolarità?

  • Ampio gradimento: i video che ricevono un interesse da un pubblico più grande e variegato vengono preferiti a quelli di nicchia.
  • Paese: vengono mostrati video che interessano il pubblico locale.
  • Popolarità: che non significa solo “mi piace”, “views”, etc… ma anche il “tempo di visualizzazione” perciò non è più possibile imbrogliare acquistando visualizzazioni o interazioni.
  • Indicatori esterni a YouTube: oltre alle attività dei video in YouTube.com, vengono considerate anche tutte le attività correlate provenienti dal Web.

Come indicatori esterni a YouTube si fa riferimento a embed e backlink. Leggendo questa pagina della guida sembra che come indicatore esterno YouTube utilizzi anche Reddit. Niente di strano se pensiamo che prima dell’ultimo restyling, nella sezione più visti YouTube includeva video che avevano ricevuto molte visualizzazioni su altri siti web, come un portale giornalistico o un grande blog (questi erano indicati con la dicitura “As seen on + nome del sito/blog“).

Si può ipotizzare che alcuni domini molto autorevoli possano avere una certa influenza sulla popolarità dei video, anche all’interno di YouTube stesso. Non è certo una totale novità ma finalmente tutto ciò viene messo da YouTube nero su bianco. 

11. I contenuti presentati nello Stream vengono selezionati in base al nostro comportamento.

In passato (un passato ormai abbastanza lontano) gli utenti di YouTube si erano abituati ad avere nella Home i contenuti dei canali hai quali si erano iscritti, presentati in ordine cronologico di pubblicazione. Oggi la Home di YouTube ci presenta contenuti molto più variegati (ad esempio canali e video che non conosciamo ma che sono affini ai nostri interessi) secondo un ordine che non è solamente quello cronologico ma che è influenzato dalle nostre interazioni più recenti e frequenti. Un po’ come avviene anche su altri Social Network.

Nell’aprile 2013 Che cosa guardare ha incominciato a classificare le sezioni delle attività in base al livello di coinvolgimento di ogni spettatore con ciascun canale a cui è iscritto. Sono quindi gli spettatori a scegliere che cosa compare in questa sezione sulla base dei canali e del tipo di attività che svolgono.

Anche commenti, condivisioni, Like e aggiunte a playlist di video (non sono soltanto del nostro canale), contribuiscono a mantenere il canale presente nei feed di chi lo segue. Qui si può aprire una parentesi sul discorso dei feed, un argomento molto caro agli Youtubers e che divide la community in coloro che sostengono l’importanza dei feed aperti e in coloro che invece reputano i feed poco importanti e mantengono privati i mi piace e le aggiunte alle playlist. Si può concludere che i feed sono importanti ma non è automatico che se un canale con 100.000 iscritti aggiunga un mi piace ad un video, tutti i suoi 100.000 iscritti vedranno apparire nel loro stream questa sua interazione: potranno vederla soltanto quegli iscritti che interagiscono spesso (o hanno interagito di recente) con il canale e/o con i suoi feed.

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12. I canali consigliati non vengono selezionati solo in base a criteri di popolarità ma anche in base ai dati demografici.

I canali consigliati sono quei canali popolari che YouTube ci suggerisce di seguire tramite un box nella sidebar destra della piattaforma. Se vi stesse chiedendo come vengono selezionati da YouTube, sappiate che la scelta non ricade solamente su quei canali che sono più popolari in termini di iscritti e visualizzazioni, ma viene influenza anche dalle caratteristiche demografiche dell’utente. Quindi a utenti diversi vengono consigliati canali diversi.

I canali consigliati sono diversi dai canali correlati che troviamo in una pagina canale e che ci suggeriscono canali dell’argomento affine al canale che stiamo visitando.

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Nello scrivere questo articolo ero un po’ emozionata, è il primo articolo della stagione 2014/2015 ed era un po’ di tempo che non postavo qualcosa di così lungo e sudato. Sono soddisfatta però perché queste informazioni che YouTube ha reso pubbliche e che io ho condiviso con voi, sono davvero utili al mio lavoro e mi hanno aiutata a comprendere dei sottili meccanismi che mi sfuggivano e a confermarne altri. 

Queste sono sicuramente le 12 informazioni più interessanti lato SEO presenti all’interno del Creator Discovery Handbook, ma se sei alla ricerca di un report completo ti consiglio di leggere l’intera discussione sul Forum GT.

Crediti Featured Image: CC BY 2.0 Alicepopkorn

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